(ANSA) – Operatori del turismo, forze dell’ordine, medici e addetti al soccorso. Per tutti prende il via il primo corso di apprendimento della lingua dei segni, Lis.
L’iniziativa arriva da Termoli, cittadina del litorale molisano che punta a rendere il comune più inclusivo migliorando anche l’accoglienza dei turisti, come avvenuto già la scorsa estate con la ‘Spiaggia abile’, il progetto che ha reso completamente accessibile – e gratuito – l’arenile libero con tanto di passerelle, ombrelloni accessibili e interprete.
L’amministrazione municipale ha voluto così ampliare l’iniziativa in collaborazione con la Pro-loco e il patrocinio di Anilis (Associazione nazionale interpreti Lis), coinvolgendo le figure professionali che, più di altre, entrano in contatto con i turisti.
Le lezioni, divise in due moduli da 10 ore ciascuno, si terranno nell’auditorium cittadino il 16 e 17 gennaio per il primo step che interessa 20 operatori, il 30 e 31 gennaio per il secondo con altri 20 iscritti.
“Questo progetto mi emoziona tantissimo – le parole dell’assessore comunale alle Politiche sociali Mariella Vaino -. La lingua dei segni è quella con cui possiamo comunicare con le persone sorde che arrivano in città e hanno notevole difficoltà.
Questo corso è rivolto agli operatori turistici, sanitari e tutori dell’ordine che sono le prime figure con cui all’arrivo in città si ha il primo contatto. Sono arrivate tante richieste e questo ci onora. Termoli deve diventare una città inclusiva, questa è la nostra mission. Cercheremo di coinvolgere più figure possibili”. Dello stesso avviso il vice sindaco con delega al turismo, cultura e sport, Michele Barile.
A tenere il corso sarà la professionista Diletta Coppola, docente presso l’Università di Parma e di Bergamo che sottolinea. “Non è scontato che un’amministrazione faccia questo atto di coraggio nel concentrarsi verso una fascia di persone che spesso per la disabilità che hanno restano invisibili – ha detto -. È un atto di coraggio di questa città, in una regione spesso vista periferica. È un atto, ancora, di civiltà, di inclusione, integrazione”. (ANSA)






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